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    January 24

    Donna e Moda

    In quel tempo Gesù disse ai suoi disce­poli: "Avete inteso che fu detto: Non com­mettere adulterio, ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt. 5,27-28). Dice San Paolo: "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!" (1 Cor. 6,19-20).

    Oh donna, la moda ti ha svestita quasi del tutto, e non hai più vergo­gna! Sei convinta, anzi, di esserti ag­giornata, di esserti liberata da certi "tabù" fastidiosi. In verità, tu hai semplicemente perduto il fascino più grande che possedevi: quello del pu­dore!

    Rifletti un po' seriamente.. . Tu affermi che, con le tue nudità, non fai nulla di male. E perché, allora, i pec­cati e le violenze sessuali sono spa­ventosamente aumentati e i costumi morali sono scesi così in basso?

    Tu non hai, quasi mai, intenzione di peccare. Malgrado questa tua intenzione di non voler peccare, resta il fatto che, con la tua nudità, provochi il maschio. Dici di non essere obbligata a preoccuparti di quanto potrà pensare l'uomo. Ma parli come Caino, al quale non interessava il bene di suo fratello! Tu sei, per natura, così generosa che non sopporteresti che un tuo simile muoia nell'indigenza. Strana pietà la tua! Avverte i bisogni fisici di un corpo e non avverte i bisogni, ben più importanti, dello spirito!

    Ma io voglio essere semplicemente elegante e moderna.

    Ma tu non puoi, per essere elegante e moderna, mettere sotto i piedi la legge della tua Fede e il bene spirituale dei tuoi fratelli!

    Ma tutte sono così!...

    E non ti accorgi, così dicendo e facen­do, di avvilirti profondamente? Vuoi rego­larti secondo quanto dicono e fanno gli altri, o secondo la tua coscienza e la legge della tua Fede? Sei così schiava dell'opi­nione pubblica da temere più un "risolino" ironico che il giudizio di Dio? Ci tieni tanto ad essere libera e indipendente, e ti adatti così pecorilmente ad una tirannia anonima e capricciosa, qual è la moda? E la chiami modernità e libertà la tua?

    Gli uomini si sono oramai abituati anche a certe nudità!...

    Lo credi?... Ma anche se così fosse, non ti è lecito profanare il tuo corpo met­tendolo in mostra! Ma io ti dico: non ti illudere!... a certe nudità non ci si abitua mai! Quelli che dicono di essersi abituati, molto probabilmente o sono degli... anormali o degli... ipocriti viziosi! Ricor­dati bene: i casti di corpo e di mente non si abitueranno mai! Le tue nudità, perciò, rischiano sempre di rovinare un fratello!

    Né dire che tu sei molto più modesta­mente vestita di tante altre... E' una illusione credersi a posto solo perché si è meno svestite... Anche quelle che hanno ridotto il vestito a uno straccetto, possono vantarsi di essere più coperte di altre!

    Devi ritornare... donna! La donna è un prodigio di generosità, un tesoro di mode­stia e di pudore, un angelo di conforto. Ma la donna provocante mette in moto i sensi e gli istinti. Ti meravigli, poi, che il maschio ti consideri, spesso, solo femmina? Torna ad essere donna e cristiana. Vestiti con di­gnità e modestia... Hai tutto da guada­gnare! Sarai spiritualmente più libera e più forte. Sarai anche più apprezzata, più desiderata, più rispettata!

    Guai ai genitori che danno scandalo e che permettono ai figli di dare scan­dalo in società! Guidate i figli con l'e­sempio e la parola, con la vigilanza e la preghiera, con l'amore e, talvolta, con la verga. La responsabilità maggiore della moda indecente pesa sopra di voi, o perché ne date il triste esempio, o per­ché la permettete senza rimorso, o per­ché siete troppo deboli nell'educazio­ne della prole! Questi sono peccati di cui renderete conto alla Giustizia Divina!

    "Fuggire le occasioni prossime di peccato". State attente a non frequen­tare certi luoghi dove l'indecenza sem­bra legalizzata: come certe spiagge, discoteche, locali di ritrovo, ecc.

    "Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno" (1Gv. 5,19). L'opera diabolica penetra dappertutto. Satana gode nel vedere queste donne al suo servizio e già conta di averle nell'in­ferno. La Divina Giustizia distrusse le città immorali di Sodoma e Gomorra. O donne, siate modeste! Non rimanete come strumenti nelle mani di satana! Operate affinché non si compiano castighi Divini per tali vanità.

    "Nudità". Questa parola indica solo la pelle non coperta, ma vale anche per coloro che indossano vestiti maschili, ve­stiti trasparenti, aderenti, o che comunque mettono in risalto le forme, le quali hanno effetti rovinosi peggiori dei minivestiti!

    Aveva profetizzato la piccola veggente di Fatima, la Beata Giacinta Marto, nel 1917: "Verranno certe mode che offen­deranno molto Nostro Signore. Le persone che servono Iddio non debbono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso. I peccati che portano più anime all'Inferno sono i peccati impuri. Se gli uomini sapessero che cos'è l'eternità, come farebbero di tutto per cambiare vita!... ".

    "Desidero che voi tutti, miei carissimi figli spirituali, attacchiate con l'esempio e senza alcun rispetto umano una santa battaglia contro la moda indecente. Dio sarà con voi e vi salverà!... Le donne che cercano la vanità nelle vesti non possono sentirsi mai appartenere a Cristo, e codeste perdono ogni ornamento dell'a­nima non appena questo idolo entra nei loro cuori. Si guardino da ogni vanità nei loro vestimenti, perché il Signore permette la caduta di queste anime per tali vanità" (San Pio da Pietrelcina) .

    "Grazia su Grazia è una donna pudi­ca, non si può valutare il peso di un'anima modesta" (Sir. 26,15).

    "Ugualmente voi, mogli, state sotto­messe ai vostri mariti perché anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati consideran­do la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore -capelli intrecciati, collane d'oro, sfoggio di vestiti-; cercate piuttosto di adornare l'interno del vostro cuore con un'anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Così una volta si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomes­se ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abramo, chiamandolo signore. Di essa siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da alcuna minaccia. E ugualmente voi, mariti, trat­tate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impe­dite le vostre preghiere" (1 Pt. 3,1-7). (Tratto da: Grande Opera Mariana Gesù e Maria nr2/2004)

    January 22

    Lodate Maria

     

    "Ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta"

    Il seme fu sparso dagli Apostoli e dai Profeti; fu sparso dal Signore in persona - egli infatti era nei suoi Apostoli, poiché anch'egli prese parte alla mietitura, dato che quelli non potevano far nulla senza di lui, mentre egli era perfetto senza di loro; egli infatti disse loro: «Senza di me voi non potete far nulla» (Gv 15,5). Cristo dunque mentre spargeva il seme tra i pagani, che cosa dice? «Ecco, un contadino andò a seminare» (Mt 13,3). Da una parte i mietitori sono mandati a mietere, dall'altra un contadino andò sollecito a seminare. Che gliene importa se una parte del seme cade sulla strada, un'altra in terreno sassoso e un'altra in mezzo alle spine? Se avesse esitato a seminare in questi terreni poco adatti, non sarebbe arrivato al terreno fecondo...

    Badiamo a noi stessi; facciamo sì che il seme non cada sulla strada o sui sassi o tra le spine ma su terreno buono, in modo che il seme produca il trenta, il sessanta e il cento per uno; una percentuale è maggiore e un'altra è minore, ma tutto è frumento. Il nostro cuore non sia come una strada ove il seme verrebbe calpestato e il nemico, come un uccello, lo porterebbe via. Non sia come un luogo sassoso, ove il terreno troppo scarso farebbe germogliare subito il seme, ma il germoglio non potrebbe sopportare il calore del sole. Non vi siano spine, cioè le passioni mondane, le preoccupazioni derivanti da una vita viziosa. Che c'è infatti di peggio delle preoccupazioni per la vita, che non ci permettono d'arrivare alla vita? Che c'è di più miserando che perder la vita volendoci preoccupare della vita? Che c'è di più infelice che andare a finire nella morte per timore della morte? Siano dunque estirpate le spine, si prepari il campo, siano accolti i semi, si arrivi alla messe, si desideri il granaio.
    January 18

    Semi di vita

                                                               

                                                                              SEMINANDO L'AMORE RACCOGLERAI LA GIOIA

    December 20

    Che sarà mai questo bambino? - Lc 1,66

    Qualche papà e mamma in attesa o che già tiene in braccio un figlio, o lo vede muovere i primi passi e alzare con gioia gli occhi luminosi, leggerà oggi questo passo della Scrittura; si riferisce a Giovanni Battista, ma vale per ogni bambino cristiano, figlio del Padre Celeste, unito a Gesù.
    Quale grande cura spirituale dobbiamo avere per i nostri piccoli, tesori della Chiesa, da Dio amati, chiamati ad una missione irrepetibile, insostituibile, grande!
    December 16

    Lasciarono tutto e lo seguirono

    Di quando in quando rimbalza la notizia che un giovane o una ragazza hanno fatto un passo inatteso: sono entrati in convento! Che cosa vuol dire? Vuol dire che Gesù è vivo, è capace di parlare, è degno di essere amato e messo al di sopra di tutto e al centro di tutto, per sempre
    November 22

    Rosario

    "Recitare il Rosario è come iniziare un viaggio. Ad ogni grano si accorcia la distanza e ci si avvicina a Dio"
    August 10

    LA FAMIGLIA COME SCUOLA D'AMORE


    Il cardinal Tettamanzi definisce l’uomo come  «un essere amato e capace di amare». Non sempre viene spontaneo pensare agli esseri umani nella loro capacità di amare; soprattutto in un’epoca, la nostra, di “passioni tristi”, di disillusioni, frammentazione sociale, ridefinizione o disgregazione della famiglia tradizionale; in un’epoca, citando ancora il cardinale, di “analfabetismo affettivo”, dove il linguaggio dell’amore manca o peggio è confuso, ambiguo. Eppure la capacità di amare è un’esperienza centrale nella fede cristiana...

    di Stefania Perduca
    Psicoterapeuta

    Eppure potenzialmente siamo proprio chiamati alla relazione con l’altro, definiti dal rapporto con l’altro, capaci di relazioni intime e durature. Potenzialmente, certo, esiste la scelta personale ma prima di questa esiste un’esperienza che costruisce il nostro sé: essere stati a nostra volta amati. Un’esperienza centrale nella fede cristiana e fondante dal punto di vista psicologico. Essere amati ci permette di amare, ma prima ancora ci permette di esistere. Prima di venire al mondo fisicamente un bambino esiste nella testa e nel cuore dei propri genitori che, mentre lo attendono, gli attribuiscono caratteristiche specifiche (Sarà sveglio e simpatico! Sarà capriccioso come te?) che pongono le basi della sua identità.

    Il modo in cui gli altri ci immaginano, ci vedono e ci attendono è la prima fonte di origine di noi stessi: impariamo chi siamo dagli altri, un po’ come se fossero uno specchio nel quale vediamo la nostra immagine riflessa. Il modo in cui i genitori ci rispecchiano forma non solo la nostra immagine di noi,  come persona amabile o non amabile, ma anche la visione del mondo e delle altre persone, accoglienti o di rifiutanti, e della possibilità di stabilire relazioni affettive durevoli e soddisfacenti. Le prime relazioni sono la culla del nostro sé, della nostra possibilità di essere uomini e donne, della nostra capacità di amare noi stessi e gli altri. Allora, tornando alle riflessioni del Cardinale, come può una famiglia - «ambito primo e privilegiato per educare all’amore» - rendere attuale le potenzialità di amare di ciascuno di noi?

    EDUCARE ALL'AMORE SIGNIFICA...
    ... anzitutto educare ad essere persone autentiche. Il genitore è chiamato al difficile compito di amare il proprio figlio in modo incondizionato, solo perché egli esiste e non perché “fa cose giuste” o “dice cose belle”. Il genitore accetta in maniera positiva e incondizionata il bambino quando lo accetta come persona, lo apprezza, consentendogli di esprimere tutto se stesso, anche nei sentimenti riprovevoli che ognuno di noi ha sperimentato e sperimenta nella vita.

    Il genitore offrendo accettazione fonda la fiducia di sé ancora quando il bambino è molto piccolo. E’ una sfida certo, soprattutto in un mondo dove i modelli da raggiungere sono tanti ed elevati: l’efficientismo, il benessere, la forma fisica, l’elevata performance cognitiva e dove il rischio di non accettazione (se non sei bravo, non esisti) è forte negli ambienti professionali e sociali in genere. Una sfida anche perché invita l’adulto a correre il rischio che il figlio non sia esattamente quello desiderato e sperato.

    EDUCARE ALL'AMORE SIGNIFICA...
    ... anche educare alla consapevolezza di sé. Se sono cresciuto come essere “amabile”, allora non avrò paura di guardarmi dentro, di scoprire come sono fatto nelle mie potenzialità e limiti, nei miei successi e fallimenti, nelle mie grandiosità e piccolezze di essere umano. Non avrò paura neanche di mostrarmi all’altro e di comunicare i miei sentimenti, di fondare relazioni intime, di donarmi totalmente, e a mia volta di accettare l’altro senza svalutazione. Ecco un’altra sfida per i genitori: concedere fiducia al figlio e alle persone che incontrerà e che sceglierà.

    EDUCARE ALL'AMORE SIGNIFICA...
    ...educare all’impegno. Ovvero ad amare si impara. Riprendendo un altro passaggio dell’omelia, l’amore riguarda «mente, cuore, corpo, intelligenza, libertà, apertura al vero, desiderio del bene, anelito all’infinito, bisogno di Dio». La famiglia può mostrare con l’esempio e raccontare a parole la storia delle proprie relazioni di coppia o di amicizia, evidenziando che l’amore implica più aspetti della persona: il sentimento si intreccia alla scelta ed implica la volontà e la rimotivazione. Posso scegliere di portare avanti una scelta grazie alla mia volontà e posso scoprire nuove ragioni per amare, magari diverse da quelle iniziali e apprezzarle; scoprire che le persone cambiano ma possono essere amate in modi nuovi e con linguaggio nuovi.

    June 06

    Almeno guardami ...

                                                                                       

    Almeno guardami... vedresti come subito il mio sguardo si poserebbe su di te!».

    « Anime che vi trovate irretite nei più grandi peccati... se per più o meno tempo siete vissute errabonde e fuggiasche a causa dei vostri delitti, se i falli di cui siete colpevoli vi hanno accecato e indurito il cuore: se per seguire qualche passione siete cadute nei più gravi disordini, ah, non lasciate che la disperazione s'impossessi d i voi, quando i complici del vostro peccato vi abbandoneranno, o quando la vostra anima si renderà conto della sua colpa! Fin che all'uomo resta un soffio di vita può sempre ricorrere alla Misericordia e implorare il perdono.

    « Se siete ancor giovane e gli scandali della vita passata vi hanno lasciato in uno stato di degrada­zione di fronte agli uomini, non temete! Quantunque il mondo vi disprezzi, vi tratti da scellerati, v'insulti e vi abbandoni, siate sicuri che il vostro Dio non vuole che diventiate preda delle fiamme dell'inferno. Egli desidera che vi avviciniate a Lui, per perdonarvi. Se non osate parlargli, rivolgetegli almeno uno sguardo, un sospiro del cuore e subito vedrete che la sua mano benefica e paterna vi condurrà alla fonte del perdono e della vita.

    Tratto dalle rivelazioni di Gesù a Suor Josefa Mendez

    Nel silenzio c'è la voce del Signore

    Quando c'è troppo chiasso non capiamo nulla, tutto diventa distorto, la testa ci scoppia e non sappiamo cosa fare. Il ritmo frenetico, che oggi la società ci impone come modello di vita, ci porta proprio a questo, a diventare isolati pur vivendo insieme agli altri perchè non riusciamo ad amalgamare i nostri pensieri  con quelli di coloro che ci stanno accanto.
    Persino la voce di Dio ci passa davanti e non l'ascoltiamo, quella voce che faremmo bene a seguire per trovare il nostro giusto posto nel mondo non riesce ad essere percepita dalle nostre orecchie proprio perchè sature di voci inutili e senza valore.
    " Parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi.." diceva una famosa canzone, e in effetti a ben guardare siamo storditi da tante chiacchere che, a volte se non stiamo attenti, ci sviano dalla Fede, rendendoci dubbiosi, apatici e paurosi. Ecco che il bisogno della voce di Dio si fa più potente, più urgente ma non sappiamo come, dove e quando metterci in suo ascolto. Occorre predisporre il nostro animo all'accoglienza, pregando lo Spirito Santo affinchè venga in nostro aiuto, ma per far ciò è necessario un ambiente adatto dove sia precluso l'ingresso ad altre voci, ossia nel silenzio di una chiesa, della propria casa magari staccando il telefono, il cellulare, non rispondendo al campanello o al citofono.
    Non ci siamo per nessuno, ma solo per il Signore..dobbiamo avere il coraggio di fare questo e allora ci sentiremmo meglio spiritualmente e fisicamente, come se avessimo fatto una cura accelerata di vitamine.
    Perchè è la voce di Dio la nostra forza, che ogni momento è disponibile a darci il Suo aiuto attraverso la preghiera personale o comunitaria, la revisione di vita a fine giornata e i sacramenti, passando per la S. Messa.
    Dio non vuole rubarci troppo tempo ai nostri impegni, aspetta solo che ci ricordiamo di Lui per attingere dal Suo Amore le energie di cui abbiamo bisogno. Abituiamoci a stare nel silenzio: avremo la possibilità di udire una Voce meravigliosa che non stordisce, non urla, ma che ci penetra l'anima facendola diventare un piccolo angolo di paradiso. Lorella
    May 14

    NON POTETE SERVIRE DIO E MAMMONA

                NON POTETE SERVIRE DIO E MAMMONA

     

                Trovarsi fra il cielo e la terra senza poter appartenere totalmente né all'uno né all'altra, vuol dire vivere senza occupare un proprio spazio nell'esistenza della vita.

     

                L'uomo che sa d'essere tale riconosce la propria materia ed impara dalle sue esigenze a capire cosa lei vuole per se stessa.

     

                Capisce, l'uomo, che essa materia vive di cose di terra che hanno un importante valore in quanto le permettono di stare bene, fino a renderla felice delle sole sostanze che la rendono ricca.

     

                Basta guardare quanto il mondo giri intorno alla ricchezza materiale per capire quanto sia importante tale realtà. Si vedono sul pianeta vite che corrono senza riposo per raggiungere la mèta del benessere a qualunque condizione. In esso benessere si confida per far riposare con tranquillità la propria esistenza, dimenticando che non è in tale piacere che l'anima può trovare il suo vero riposo.

     

                Essa vive nella materia ma non viene assoggettata ad essa se non per il solo scopo di nutrirsi per il proseguimento del suo viaggio oltre la vita terrena.

     

                L'anima vive di regolamento che le permette di essere leggera e luminosa.

     

                Senza di esso la sua eterna dimora sarà per lei la sua eterna condanna.

     

                Come la natura vive nella legge del servizio, così l'uomo deve ritrovare tale funzione per imparare a guadagnare ciò che gli occorre per il suo benessere eterno.

     

                Servire e vivere di esso per essere serviti dalla ricompensa di Colui che si compiace in chi ascolta il Suo consiglio.

     

                Dio esercita sull'uomo il potere di Chi nella Sua Parola non lascia alcuna possibilità d'uscita dal contenuto della stessa.

     

                Nel Suo Parlare istruisce ed ammonisce per agevolare e condurre la creatura alla mèta da Lui voluta. Segue il metodo di chi sa già ogni cosa, proponendolo quale assoluto.

     

                Non c'è altro se non ascoltare ciò che dice per sapere e mettere in pratica. Ecco che, dall'Alto della Sua Sapienza, dice all'uomo che Servire bene vuol dire vivere bene in Lui e godere bene di Lui. Applica le regole del servizio alle ricchezze del mondo, definendole: "Mammona".

     

                Esse hanno il potere di portare l'uomo a vivere per sé senza curarsi e preoccuparsi di chiunque intorno a lui abbia necessità. Diviene ricco l'uomo che nella ricchezza si chiude senza guardare l'indigente che chiede.

     

                Gradisce Dio l'attenzione al bisognoso, chiunque esso sia, e spinge senza mezzi termini ad usare la ricchezza iniqua quale mezzo per guadagnare il paradiso.

     

                Basta vivere di esse e lasciare che anche altri ne possano usufruire. C'è sempre la Sua Volontà che si compiace nella condivisione e nel rispetto verso l'altro che guarda dietro il vetro e che non può far altro che desiderare senza speranza. Chiede Dio di far muovere le ricchezze in un processo di produzione per il benessere altrui. Si serve Dio non servendo Mammona, quando si consuma in essa il potere dell'egoismo.

     

                Ama Dio ed Ama l'amore suo che va verso il bisognoso, servendo come solo Lui sa fare con ogni mezzo per ogni necessità. Si serve con tutto ciò che si possiede, fino ad attendere l'ora del rientro.

     

                Tutto ciò che è stato seminato, lo si ritrova moltiplicato secondo la ricompensa divina e la certezza di tale realtà Gesù la comunica apertamente, narrando la storia del ricco epulone con Lazzaro bisognoso. L'uno servo della ricchezza egoistica e l'altro affamato ed elemosinante. Non lascia dubbio Gesù sulla fine dei due, ponendo il ricco nella condizione di grande patimento dopo la vita terrena e l'altro di grande gioia.

     

                Non ci sono parole né illusioni che possano modificare tale verità, perché la soluzione di Dio nella Sua Giustizia non può venire che usando la Carità quale mezzo di salvezza e d'amore in quanto il Dio, che è l'unico Dio, è AMORE!

     

    Sotto la stufa

    Sotto la stufa
    (Bruno Ferrero, Il canto del grillo)
    Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam raccontava la storia di Rabbi Ezechia, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che per
    ò non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l'ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale.
    Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Ezechia si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capita­no delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicin
    ò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Ezechia gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: «E tu, po­veraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch'io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Ezechia, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Ezechia, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mette­re
    a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Ezechia e l'altra metà Jekel!».
    E rise nuovamente. Ezechia lo salut
    ò, tornò a casa sua e cercò sotto la stufa.
    Trov
    ò il tesoro e lo dissotterrò e con esso costruì la sinagoga del suo villaggio.
    Il maestro divenne famoso mentre era ancora in vita. Raccontavano che Dio stesso una volta avesse cercato il suo consiglio:
    «Voglio giocare a nascondino con l'umanità. Ho chiesto ai miei angeli quale sia il posto migliore per nascondersi. Alcuni dicono le profondità dell'oceano. Altri la vetta della montagna più alta. Altri an­cora la faccia nascosta della luna o una stella lonta­na. Tu cosa mi consigli?».
    Rispose il maestro: «Nasconditi nel cuore umano.
    È l'ultimo posto a cui penseranno».
     
    Il messaggio del Signore alle volte ha bisogno di interpretazione, ma non deve mancare la fede e la speranza di trovare la giusta risposta.


    May 08

    Il posto di Gesù nel mondo

    Sento tanto la nostra missione, bisogna gridare a tutti, specialmente ai responsabili della Chiesa, che Gesù non è nel posto che gli spetta, nel mondo moderno.
    Il mondo moderno gli è ufficialmente sfuggito: politica, cinema, stampa, televisione, economia...Gesù è ai margini del mondo moderno...e invece "tutto è stato creato per mezzo di Lui". Gesù deve essere al centro di tutto: l'uomo-Dio. Quando vennero a Roma i primi apostoli trovarono un mondo pagano e a poco a poco lo sottomisero a Gesù: la croce sostituì le aquile, gli imperatori furono consacrati dal Papa...poi ecco che adesso un mondo già ufficialmente cristiano si è ufficialmente sottratto a Gesù. L'ONU non lo nomina neanche....bisogna rimettere Gesù al suo posto. Ecco la crociata: scuotere l'inerzia del mondo e di tanti uomini di Chiesa
    nel prendere Gesù qual è, nostro Dio e nostro tutto.
    PADRE RICCARDO LOMBARDI, Gesuita (1908-1979)
    May 07

    GLI ANGELI VI ACCOMPAGNANO SEMPRE Padre Elia

    Preparate in voi le condizioni per ricevere e trattenere gli esseri invisibili che discendono per aiutarci. Sì, non dimenticate mai che degli esseri divini sono sempre pronti a farci visita, e che essi cercano un posto nel nostro cuore, nella nostra anima e nel nostro spirito per potervi prendere dimora, per lavorare e per portarci le loro ricchezze. La sola cosa che possa allontanare questi angeli è la negligenza degli esseri umani, il fatto che essi facciano così poco caso alla loro presenza e al loro aiuto. Queste creature Divine sanno quanto gli esseri umani siano imperfetti, deboli e stolti, ma li scusano, e non si fermano davanti a questo. Anzi, dicono: «Oh! In che stato sono, poveretti... Bisogna soccorrerli !» Ma se vedono che gli esseri umani non apprezzano ciò che esse portano in dono, li abbandonano. Non che esse abbiano bisogno della loro considerazione o della loro gratitudine, ma sanno che l’ingratitudine impedisce agli esseri di approfittare delle benedizioni che possono ricevere.
    Ora io chiedo a Gesu' di mandarvi i Suoi angeli per benedirvi e accompagnarvi ovunque voi andrete o sarete .

    Alleluia !

    Le tre sorelle

    C'erano una volta, e ci sono ancora, tre sorelle.
    La prima stava sempre in chiesa a pregare. Per tutti. Perché, diceva, le preghiere non sono mai abbastanza.
    In parrocchia era onnipresente; lei curava il catechismo e l'animazione liturgica. Se avesse potuto, forse avrebbe anche celebrato.
    Sapeva trasmettere agli altri la sua incrollabile fiducia in Dio e nella sua bontà.
    Non era mai triste o preoccupata. Sapeva che Lui avrebbe aggiustato ogni cosa.

    La seconda invece era sempre in movimento. Aiutava gli altri, instancabile. Dovunque qualcuno soffriva lei era sempre lì per soccorrerlo. Aveva imparato a curare molte malattie. Ma spesso era la sua sola presenza operosa a guarire.
    Anche lei andava in chiesa, ma si fermava solo per poco.
    C'era tanto da fare e non voleva sottrarre tempo ai suoi poveri. Sentiva che quello era il suo modo per glorificare Dio, ponendosi al servizio delle creature più bisognose. E poi, comunque c'era sempre sua sorella a pregare per tutti.

    La più piccola si chiamava Speranza. A volte si fermava con Fede a pregare, altre volte aiutava Carità nel suo giro. Ma spesso era triste e, di nascosto, piangeva.
    Le sue sorelle servivano continuamente Dio. L'una con le preghiere, l'altra con le opere. Lei invece si sentiva inutile. Non aveva un ruolo preciso e credeva di non poter amare come loro.
    Quel giorno davanti al portone della chiesa era seduto un uomo che piangeva, disperato.
    Passò Fede e cercò di consolare la sua pena parlandogli della bontà divina. L'uomo entrò in chiesa e pregò a lungo insieme a lei. Ne usci rincuorato, ma in fondo al suo cuore la sua pena non era svanita.
    Non aveva più niente, nessuno da amare. Si sentiva inutile.
    Camminò a lungo, senza una meta, chiedendo a Dio di guidare i suoi stanchi passi, di mostrargli lo scopo della sua vita. Cadde stremato dalla fatica e dalla fame.
    Passò Carità e lo raccolse, offrendogli un pasto caldo ed un posto per dormire.
    Si addormentò subito, finalmente su un letto vero.
    In sogno vide un sentiero ripido, tortuoso che portava verso la cima di un monte. Non riusciva a vederla, ma sentiva che emanava una forte luce, come se il sole si fosse divertito a nascondersi dietro al monte.
    Tanti cercavano di percorrere il sentiero, ma solo pochi si spingevano fino alla cima. Alcuni si fermavano a metà strada, incerti se proseguire. Erano pieni di lividi per le tante cadute e spesso, sconsolati, si volgevano indietro.
    Ai piedi del monte c'era Fede che indicava la cima ad alcune persone assorte in preghiera. Chiedevano la forza per salire.
    L'uomo comprese chi c'era su quel monte.
    Era seduto sul bordo della strada, chiedendosi se continuare quella scalata apparentemente impossibile.
    Attorno a lui c'era tanta gente che piangeva e si lamentava. Alcuni erano a terra, ormai esausti, pieni di lividi, incapaci di proseguire il cammino.
    E Carità era accanto a loro per curare le loro membra stanche.
    L'uomo si guardò intorno. Sul sentiero adesso c'era solo un vecchio barcollante, incapace di stare in piedi. C'era anche una bambina che cercava di sorreggerlo, di aiutarlo. Piangeva perché il peso era troppo grande per lei.
    Il suo compito era portarlo fino in cima. Si disperava, impotente.
    L'uomo vide il suo sforzo sovrumano e provò ammirazione per quella bimba così testarda.
    Istintivamente si alzò e corse per aiutarla.
    Afferrò il vecchio sottobraccio e subito i suoi muscoli si gonfiarono per lo sforzo. Sembrava troppo pesante anche per lui, ma non si arrese.
    Per la prima volta nella sua vita era felice di poter essere utile a qualcuno.
    Riprovò a spingere, aiutato dalla piccola, e finalmente il vecchio si mosse. Lentamente cominciarono a salire. Passo dopo passo il peso sembrava diminuire. Quando raggiunsero la cima, l'uomo ormai esausto, si pose a sedere.
    Il vecchio si voltò verso di lui, come per ringraziarlo.
    Aveva il suo stesso volto, consumato dagli anni e dalla disperazione.
    L'uomo provò un brivido di terrore, vedendosi come in uno specchio distorto.
    Comprese subito l'arcano messaggio. Quel peso immane era la sua vita senza senso, i suoi peccati.
    La bambina gli fece un cenno e scese di nuovo. La seguì; non era più stanco.
    Al mattino la piccola Speranza svegliò l'uomo col suo dolce sorriso.
    Lui la riconobbe subito e la prese per mano.
    Anche lei aveva fatto quel sogno. Non si sentiva più inutile. Aveva capito.
    Le sue sorelle indicavano la meta, aiutando chi si perdeva per strada.
    Ma solo lei poteva salire.
    Insieme, mano nella mano, andarono a cercare il senso delle loro vite.
    Ai piedi del monte c'era tanta gente che aspettava e solo lei, solo loro potevano aiutarli ad arrivare in cima. E loro sapevano chi c'era su quel monte.

    Gianni Capotorto

    La pozzanghera

    C'era una volta una piccola pozzanghera. Era felice di esistere e si divertiva maliziosamente quando schizzava qualcuno con l'aiuto di un'automobile. Aveva paura solo di una cosa: del sole.
    "E' la morte delle pozzanghere" pensava rabbrividendo.
    Un poeta che camminava con la testa sognante finì dentro alla pozzanghera con tutti e due i piedi, ma invece di arrabbiarsi fece amicizia con lei.
    "Buongiorno" disse, e la pozzanghera rispose: "Buongiorno!".
    "Come sei arrivata quaggiù?" chiese il poeta.
    Invece di rispondere la pozzanghera raccolse tutte le sue forze e rispecchiò la volta celeste.
    Parlarono a lungo del Grande Padre, la pioggia, e del fatto che la pozzanghera aveva tanta paura del sole.
    Il buon poeta volle farle passare quella paura. Le parlò dell'incredibile vastità del mare, del guizzare dei pesci e della gioia delle onde. Le raccontò anche che il mare era la patria e la madre di tutte le pozzanghere del mondo e che la vita della terra e del mare era dovuta al sole. Anche la vita delle pozzanghere.
    La sera abbracciò il poeta e la pozzanghera ancora assorti nel loro muto dialogo.
    Alcuni giorni dopo, il poeta tornò dalla sua umida amica.
    La trovò che danzava nell'aria alla calda luce del sole.
    La pozzanghera spiegò: "Grazie a te ho capito. Quando il sole mi ha avvolto con la sua tenerezza, non ho più avuto paura. Mi sono lasciata prendere e ora parto sulle rotte delle oche selvatiche che mi indicano la via verso il mare. Arrivederci e non mi dimenticare".

    Un pezzo di carbone si sentiva sporco, brutto e inutile. Decise di diventare bianco e levigato. Provò diversi prodotti chimici e varie operazioni chirurgiche. Niente da fare.
    "C'è soltanto il fuoco" gli dissero.
    Il pezzo di carbone si buttò nel fuoco. Divenne una creatura luminosa, splendente, calda, irradiante, magnifica.
    "Ti stai consumando" gli dissero.
    "Ma dono luce e calore" rispose il pezzo di carbone, finalmente felice.

    Lasciati prendere dal sole e dal fuoco dello Spirito. Splenderai come un astro del cielo sulle rotte dell'infinito

    Bruno Ferrero

    Amare è ...............

    Amare significa anche avere tempo.
    Chi ama, non tiene il proprio tempo solamente per sè;
    nel suo tempo si inserisce l'altro.
    Chi ama ha, per così dire, un'agenda, uno scadenziario particolare.
    Vuole avere più tempo possibile per l'altro.

    (Klaus Hemmerle)

    La solitudine

    Un uomo disperava dell’amore di Dio. Un giorno mentre errava sulle colline che attorniavano la sua città, incontrò un pastore.
    Questi vedendolo afflitto gli chiese: “Che cosa ti turba, amico?”.
    «Mi sento immensamente solo».
    “Anch’io sono solo, eppure non sono triste”.
    «Forse perché Dio ti fa compagnia».
    “Hai indovinato”.
    «Io invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere che Lui mi ami e mi ascolti. Come è possibile che ami proprio me?».
    “Vedi laggiù la nostra città? Gli chiese il pastore Vedi le case? Vedi le finestre?”.
    «Vedo tutto questo» rispose il pellegrino.
    “Allora non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la più piccola e la più nascosta ogni giorno viene baciata dal sole. Forse tu disperi perché tieni chiusa la tua finestra”.


    (Anonimo arabo)

    IO SONO L’AMORE CROCIFISSO

    “IO SONO L’AMORE CROCIFISSO e innalzato sulla Croce, per abbracciare ogni cosa!
    Il Mio sguardo si posò lontano, sopra le altezze, nelle profondità.
    Talmente sconfinato è il Mio Regno!
    Voi non sapete quanto vale un’anima grazie alla Redenzione, gra-
    zie al Mio Sangue. Io l’ho resa parte della Mia vita!
    Nessuno può calcolare il valore di ciò che Io ho fatto per essa!
    Ho dovuto arrestare la colpa con la Mia vita.
    Si deve morire completamente al peccato per guadagnare la nuova
    vita.
    Io indico la Via all’anima, perché nessun uomo conosce questa Via!
    Egli si confonderebbe del tutto e perderebbe la via di casa.
    Io sono la Via sicura, lungo la quale ben ci si ritrova, ovunque si
    vada!
    Io ho preceduto le anime!
    DIO conosce questa Via, solo DIO!
    Lo sa un bimbo, quando viene al mondo, chi lo tiene nelle braccia?
    (Così è per le anime) DIO le ha posate nella culla e le ha ritolte.
    Ai figli deve essere preparato tutto e ben curato!
    All’anima succede ben di più attraverso lo Spirito Santo!
    Egli è la radice dell’Amore, senza cui non c’é inizio!
    Questa radice non può mai morire o trasformarsi.
    DIO è uscito da Sé per chiudere l’abisso e consolidare!
    EGLI dà sempre buoni Frutti, con valore eterno e non può mai
    metter ruggine, come le opere del mondo.