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11月24日 Articolo comparso su Avvenire del 23 Novembre 2008Da nove anni in coma vigile,
è accudita dai genitori Faustino e Giovanna. Il dramma dopo una gravidanza: lei colpita da embolia e la bambina morta. Contro il parere di tutti, Papà e Mamma la riportano a Casa. Ora riesce a deglutire ed è nutrita per bocca. Un fatto impensabile per gli stessi medici. E’ vero, l’amore può fare miracoli. Per averne una prova, basta entrare nella casa di Faustino e Giovanna Quaresmini a Nova Milanese. Qui l’amore lo si respira. Qui l’amore ha un nome: Moira, la figlia di 39 anni, da nove anni in coma vigile, una sindrome nota anche come stato vegetativo persistente. E’ accudita dai genitori, aiutati dagli operatori dell’Asl per l’assistenza igienico-sanitaria e fisioterapica. Moira fino al 12 gennaio del 2000 era una bella ragazza felicemente sposata e con un negozio di parrucchiera a Senago. Era al nono mese di gravidanza. La visita ginecologica effettuata lo stesso giorno era stata rassicurante. Quella notte, però, perde le acque e a causa di un’embolia amniotica entra in coma. In ospedale viene sottoposta al taglio cesareo. Nasce una bambina di 4 chili, Asia, che, purtroppo, muore pochi minuti dopo. La mamma resta in terapia intensiva prima all’ospedale di Desio, poi di Seregno e quindi di Erba. Ovunque i medici sono concordi: solo un miracolo potrà salvarla! I genitori vogliono credere al miracolo e, contro il parere di tutti, portano Moira a casa propria. Il papà Faustino, che di professione faceva il capomastro, ristruttura la casa a misura di Moira: “La nostra casa – dice Faustino Quaresmini, di 67 anni – i primi due anni sembrava un ospedale. In casa è stata perfino operata per un’infezione causata dal cibo fuoriuscito dalla PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea)”. Superato il problema della PEG, ecco presentarsene un altro. Moira inconsapevolmente si morde la bocca, procurandosi ferite e infezioni. Si rende necessario il ricovero in ospedale. “Acconsentire che le venissero asportati tutti i denti, è stata una decisione molto sofferta - dice la mamma Giovanna Melon, di 60 anni - Dopo questo intervento, però, abbiamo potuto iniziare a porgerle dei cucchiaini con acqua o succo di frutta. Ma quante ore, anzi quanti giorni ho impiegato”. Ora Moira, cosa impensabile per gli stessi medici, riesce a deglutire e a essere nutrita per bocca. E in nostra presenza, Giovanna appoggia sulle labbra della figlia il cucchiaino con il succo di frutta. Moira deglutisce lentamente il liquido. E così di seguito. Al termine la mamma stampa un ennesimo bacione sul viso della figlia. Moira sorride. Un sorriso appena accennato. Ma è un sorriso. “La prima volta che mi ha sorriso quattro anni fa– racconta Giovanna – mi sembrava di sognare. Mi dicevano che ero fissata. Ho parlato con il medico, che mi ha rassicurata. Sì, sorride e riconosce le voci. Di una cosa sono certa: se fosse stata in una struttura ospedaliera Moira non avrebbe raggiunto questi risultati, e non sarebbe riuscita a nutrirsi senza sondino. Sì, il sondino lo porta ancora, ma solo per l’idratazione”. Moira è alimentata dall’amore di tutta la famiglia. Con lei c’è sempre qualcuno: la nonna Rosa di 88 anni, il fratello Luigi e il nipotino Luca. E soprattutto i genitori: Giovanna e Faustino sono l’emblema della gioia. I loro visi sono sempre radiosi. Visi di chi, pur nella fatica di ogni giorno, ha saputo amare e accettare la malattia della figlia: “Noi siamo felici di non aver ascoltato i medici – dice Faustino – e di aver voluto assistere Moira anche se in stato vegetativo in casa nostra. Non siamo degli eroi. Siamo solo dei genitori. E un genitore non può abbandonare la propria creatura. Nostra figlia ha lo stesso quadro clinico di Eluana Englaro, con la sola differenza che Moira è curata in casa da noi genitori. Moira, pur nelle sue condizioni, è viva e sono convinto che ci sente. "Siamo felici di aver voluto assisterla da noi, anche se in stato vegetativo. Non siamo eroi, solo genitori. E un genitore non può abbandonare la propria creatura..." Ma come potrei in coscienza sospendere l’alimentazione? E’ impensabile. Vorrei invitare tutti coloro che hanno un famigliare in coma vigile a non lasciarlo in ospedale, ma ad assisterlo nella propria casa, perché l’amore può fare quei miracoli che la scienza non può fare”. “Adesso – aggiunge la moglie Giovanna – non ci sembra vero, ma quanto abbiamo sofferto! Io e Faustino non frequentavamo molto la chiesa. Abbiamo iniziato ad entrare in chiesa negli ospedali di Desio e di Seregno. Un grande aiuto ci è stato dato dai cappellani e dagli amici di Radio Mater di Erba. Mentre ascoltavamo casualmente la trasmissione “A cuore aperto”, mio marito osservava: vedi Giovanna, non siamo i soli ad avere certi problemi. E così abbiamo iniziato a riprendere fiducia e a pregare molto. Quando ci è possibile, ci rechiamo a Erba, a trovare gli amici di Radio Mater, e portiamo anche Moira”. Giovanna e Faustino non si sono arresi all’idea di tenere Moira sempre relegata in casa. Hanno acquistato un pulmino predisposto per il trasporto degli allettati e tra la meraviglia di tutti portano Moira in chiesa e anche al mare, a Borghetto, con l’Unitalsi. 11月23日 Caso EluanaSalvatore Martinez (RnS), su caso Eluana: “Condannata a morte
una indifesa cittadina italiana” Il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez, in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro, ha dichiarato: “Si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana. Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita. Mi chiedo: è davvero questo il sentire degli italiani? Non può dirsi solidarietà sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo”. 11月22日 Per tutti voiA tutti coloro che in questo momento stanno vedendo questo mio blog io auguro una santa serata: amici, possiate sentiire l'Amore di Dio nei vostri cuori affinchè possiate gioire della Sua Gioia! 11月17日 Papà DioIl Padre vuole per Sè ogni anima,
vuole vivere in essa,
palpitare in essa,
renderla sempre più simile a Lui!
Camminiamo verso il Padre per essere felici,
camminiamo verso di Lui per poter avere tutto.
Dio, è un Padre non lontano,
non è un Padre che vive separato dagli uomini,
è, invece, un Padre che vuole vivere VICINO ai Suoi figli,
molto vicino!
ECCOMI, Padre, da Te vengo, peccatore contrito!
Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono:
per la Tua Gloria!
Ma .... vieni presto!
Amen 11月12日 Chiesi a Diodi essere forte per eseguire progetti grandiosi: per realizzare grandi imprese: perché gli uomini avessero bisogno di me: Kirk Kilgour Preghiera a San Michele ArcangeloGloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo San Michele, difendici nella battaglia contro le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. Vieni in aiuto di noi, che fummo creati da Dio e riscattati con il Sangue di Cristo Gesù, suo Figlio, dalla tirannia del demonio. Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo Custode e Patrono e a Te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Prega dunque il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché esso non valga né a fare schiavi di sé gli uomini, né a recare danni alla Chiesa. Presenta all'Altissimo, con le tue, le nostre preghiere, perché discendano su di noi le sue divine misericordie. Incatena satana e ricaccialo negli abissi donde non possa più sedurre le anime. Amen.
Pongo a custodia delio Space San Michele Arcangelo. Amen 11月8日 La Bestemmia_terza ed ultima parteSan Tommaso ci dice ancora che c'è un'altra specie di bestemmia contro lo Spirito Santo che si commette in tre modi: l. Attribuendo al demonio le opere del buon Dio, come facevano i Giudei che dicevano che Gesù Cristo cacciava i demoni nel nome del principe dei demoni. Come facevano i tiranni e i carnefici che attribuivano alla magia e al demonio i miracoli che facevano i santi. 2. Si bestemmia contro lo Spirito Santo, ci dice sant'Agostino, «quando si muore nell'impenitenza finale». L'impenitenza è uno spirito di bestemmia, poiché la remissione dei nostri peccati si fa con la carità , che è lo Spirito Santo. 3. Quando facciamo azioni che sono direttamente opposte alla bontà di Dio, come allorché disperiamo della nostra salvezza, e non vogliamo utilizzare tutti i mezzi per ottenerla; come allorché siamo irritati dal fatto che altri ricevono più grazie di noi. State attenti a non lasciarvi mai andare a questa specie di peccati, perché sono spaventosi! Trattiamo il buon Dio come ingiusto, dicendo che dà più agli altri che a noi. Non avete bestemmiato, dicendo che c'è Provvidenza soltanto per i ricchi e per i cattivi? Non avete bestemmiato quando vi accade qualche perdita, dicendo: - Ma cosa ho fatto di più di un altro al buon Dio, perché io abbia tanta sfortuna?... Ma, mi direte, quale differenza c'è tra la bestemmia e il rinnegamento di Dio? C'è una grande differenza tra le bestemmie e i rinnegamenti di Dio. Parlando di rinnegamento, non voglio parlare di coloro che rinnegano il buon Dio lasciando la vera religione: chiamiamo tali persone rinnegati o apostati. Voglio bensì parlare di coloro che, parlando, hanno la brutta abitudine, per collera e per impeto d'ira, di rinnegare il santo nome di Dio: come è il caso di una persona che perderà in un acquisto di mercato, o al gioco: essa si adira contro Dio, volendo far credere che ne è lui la causa. Quando questo vi accade, bisogna che il buon Dio subisca tutte le furie della vostra collera, come se egli fosse la causa della vostra perdita o dell'incidente che vi è capitato. Ah, sciagurati! Colui che vi ha tirato fuori dal nulla, che vi preserva e vi ricolma continuamente di beni, osate ancora disprezzarlo, profanare il suo santo nome e rinnegarlo!. .. (a cura del...Santo Curato d'Ars) 11月7日 La Bestemmia_seconda parteSan Tommaso ci dice che la bestemmia è una parola ingiuriosa, oltraggiosa, contro il buon Dio o contro i santi. Ciò avviene in quattro modi. 1. Per affermazione, dicendo: «ll buon Dio è crudele e ingiusto nel permettere che soffra tanti mali, che sia calunniato in questa maniera, che perda quel denaro o quel processo. Ah, come sono sfortunato! Tutto va in rovina a casa mia, non posso avere niente, mentre tutto riesce in casa degli altri». 2. Si bestemmia quando si dice che il buon Dio non è onnipotente e che si può fare qualche cosa senza di lui... 3. Si bestemmia quando si attribuisce ad una creatura ciò che è dovuto soltanto a Dio. 4. Si bestemmia, dicendo: «Ah, S... N... di D...!». Che orrore! State ben attenti che se la bestemmia regna nelle vostre case, tutto andrà in rovina. Sant'Agostino ci dice che la bestemmia è un peccato più grande che lo spergiuro, perché, ci dice, con lo spergiuro invochiamo il nome di Dio a testimone di una cosa falsa, mentre con la bestemmia diciamo una cosa falsa del buon Dio. Quale crimine! Chi fra noi ha mai potuto capirlo? 11月5日 La bestemmia_prima parte
Se mi chiedete che cosa si intende con la parola bestemmia... Questo peccato è così orribile che sembra che i cristiani non dovrebbero avere il coraggio di proferirla. La bestemmia è una parola che vuol dire maledire e detestare una beltà infinita, il che indica che questo peccato se la prende direttamente con il buon Dio. Sant'Agostino ci dice: «Bestemmiamo quando attribuiamo al buon Dio qualche cosa che non ha o che non gli conviene, o che toglie ciò che conviene, o infine, quando si attribuisce a se stesso ciò che conviene a Dio e che è dovuto a Lui solo». Dico quindi che bestemmiamo: l. Quando diciamo che il buon Dio non è giusto nel fare gente così ricca e che ha tutto in abbondanza, mentre tanti altri sono così miseri che hanno appena il pane da mangiare. 2. Che non è così buono come si dice, poiché lascia tante persone nel disprezzo e nelle infermità , mentre altre sono amate e rispettate da tutti. 3. 0 dicendo che il buon Dio non vede tutto, che non si cura di ciò che succede sulla terra. 4. Dicendo ancora: «Se il buon Dio usa misericordia al tale, non è giusto: ne ha combinate troppe». 5. 0 quando subiamo qualche perdita, e andiamo in collera contro il buon Dio dicendo: «Ah, come sono infelice! Il buon Dio non può farmene di più! Credo che ignora che sono al mondo, o se lo sa, è soltanto per farmi soffrire!». È pure una bestemmia disprezzare la Madonna e i santi, dicendo: «Eccone uno che ha molto potere: ho fatto tante preghiere, non ho mai ottenuto niente». 11月2日 ‘A LIVELLA_testo
Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza per i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fa chesta crianza; ognuno addà tenè chistu penziero.
Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno, di questa triste e mesta ricorrenza, anch’io ci vado, e con dei fiori adorno il loculo marmoreo ‘e zì Vicenza.
St’anno m’è capitata ‘n’avventura… dopo di aver compiuto il triste omaggio (Madonna!), si ce penzo, che paura! ma po’ facette un’anema ‘e curaggio.
‘O fatto è chisto, statemi a sentire: s’avvicenava ll’ora d’’a chiusura: io, tomo tomo, stavo per uscire buttando un occhio a qualche sepoltura.
«QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE MORTO L’11 MAGGIO DEL ‘31»
‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto……sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine; tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto: cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore nce steva n’ata tomba piccerella, abbandonata, senza manco un fiore; pè segno, sulamente na’ crucella.
E ncoppa ‘a croce appena se liggeva: «ESPOSITO GENNARO NETTURBINO» Guardannola, che ppena me faceva stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! Ncapo a me penzavo… chi ha avuto tanto e chi nun ave niente! Stu povero maronna s’aspettava ca pure all’atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero, s’era ggià fatta quase mezanotte, e ‘i rummanette ‘nchiuso priggiuniero, muorto ‘e paura …nnanze ‘e cannelotte.
Tutto a ‘nu tratto, che veco ‘a luntano? Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…Penzaje; stu fatto a me mme pare strano… Stongo scetato … dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era ‘o Marchese: c’’o tubbo , ‘a caramella e c’’o pastrano; chill’ato appriesso a isso un brutto arnese: tutto fetente e cu ‘na scopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro… ‘o muorto puveriello… ‘o scupatore. ‘Int’ a stu fatto i’ nun ce veco chiaro: so’ muorte e se retireno a chest’ora?
Putevano stà ‘a me quase ‘nu palmo, quando ‘o Marchese se fermaje ‘e botto, s’avota e, tomo tomo … calmo calmo, dicette a don Gennaro:
«Giovanotto! Da voi vorrei saper, vile carogna, con quale ardire e come avete osato di farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono un blasonato?!
La casta è casta e va, sì, rispettata, ma voi perdeste il senso e la misura; la vostra salma andava, sì, inumata; ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso la vostra vicinanza puzzolente. Fa d’uopo quindi, che cerchiate un fosso tra i vostri pari, tra la vostra gente»
«Signor Marchese, nun è colpa mia, i’ nun v’avesse fatto chistu tuorto; mia moglie è stata a ffà sta fessaria, i’ che putevo fa’ si ero muorto? »
Si fosse vivo ve farrie cuntento pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse, e proprio mo, obbj … ‘nd’ a stu mumento mme ne trasesse dinto s n’ata fossa.
«E cosa aspetti, oh turpe malcreato, che l’ira mia raggiunga l’eccedenza? Se io non fossi stato un titolato Avrei già dato piglio alla violenza!»
«Famme vedè … - piglia sta violenza … ‘A verità, Marchè, mme so scucciato ‘e te sentì; e si perdo ‘a pazienza, mme scordo ca so’ muorto e so’ mazzate! …
Ma chi te cride d’essere … nu ddio? Cca’ dinto, ‘o vvuo’ capì, ca simmo eguale? … … Muorto si tu e muorto so pur io; ognuno comme a ‘nato’ è tale e quale.»
«Lurido porco! … Come ti permetti paragonarti a me ch’ebbi natali illustri, nobilissimi e perfetti, da fare invidia a Principi Reali?»
«Tu qua’ Natale … Pasca e Ppifania!!! » T’’o vvuo’ mettere ‘ncapo … ‘int’’a cervella Che staje malato ancora ‘e fantasia?… ‘A morte ‘o ssaje ched’è?… è una livella.
‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’’o punto c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme tu nun t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssentì… nun fa’ ‘o restivo, suppuorteme vicino – che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo â morte! CoraggioNon ti perdere di coraggio se ti tocca lavorare molto e raccogliere poco […]. Se pensassi quanto costa un’anima sola a Gesú, non faresti lamento alcuno. (S.Pio) |
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