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    May 14

    Sotto la stufa

    Sotto la stufa
    (Bruno Ferrero, Il canto del grillo)
    Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam raccontava la storia di Rabbi Ezechia, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che per
    ò non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l'ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale.
    Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Ezechia si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capita­no delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicin
    ò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Ezechia gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: «E tu, po­veraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch'io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Ezechia, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Ezechia, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mette­re
    a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Ezechia e l'altra metà Jekel!».
    E rise nuovamente. Ezechia lo salut
    ò, tornò a casa sua e cercò sotto la stufa.
    Trov
    ò il tesoro e lo dissotterrò e con esso costruì la sinagoga del suo villaggio.
    Il maestro divenne famoso mentre era ancora in vita. Raccontavano che Dio stesso una volta avesse cercato il suo consiglio:
    «Voglio giocare a nascondino con l'umanità. Ho chiesto ai miei angeli quale sia il posto migliore per nascondersi. Alcuni dicono le profondità dell'oceano. Altri la vetta della montagna più alta. Altri an­cora la faccia nascosta della luna o una stella lonta­na. Tu cosa mi consigli?».
    Rispose il maestro: «Nasconditi nel cuore umano.
    È l'ultimo posto a cui penseranno».
     
    Il messaggio del Signore alle volte ha bisogno di interpretazione, ma non deve mancare la fede e la speranza di trovare la giusta risposta.


    April 05

    Il Signore ha il Suo progetto

    Con ciascuno di noi il Signore ha un suo progetto, ciascuno viene da Lui chiamato per nome. Il nostro compito è quindi di diventare persone in ascolto, capaci di percepire la sua chiamata, coraggiose e fedeli, per seguirlo e, alla fine, essere trovati servi affidabili che hanno operato bene col dono loro assegnato.


    Tratto da:

    Benedetto XVI - OMELIA DEL SANTO PADRE
    January 16

    Conservare un amico

    Giorgio chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riuscito a trovarlo?". La madre si chinò e prese due manciate di sabbia.
    Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva.
    Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta. Mario osservò stupito, poi esclamò: "Capisco".
     

    December 06

    Il potere curativo della preghiera_terza parte

    La meditazione era accettabile, ma l'idea di 'parlare a Dio' nella preghiera era una reminiscenza del protestantesimo fondamentalista che mi pareva di aver seppellito. Ma i risultati degli esperimenti sulla preghiera diventarono via via più importanti nei miei pensieri. Questi studi mostravano chiaramente che la preghiera può prendere molte forme e ottiene risultati non solo quando è formulata con intenzioni particolari, ma anche quando non ha scopi specifici. Infatti, in alcuni casi, un atteggiamento del tipo 'Sia fatta la tua volontà' era quantitativamente più potente di una richiesta esplicita. E molte volte la guarigione era preceduta da un semplice atteggiamento di devozione, una partecipazione alla sacralità universale e un sentimento di empatia e di compassione per chi era nel bisogno.   Gli esperimenti compiuti su esseri umani mostravano che la preghiera influenzava positivamente l'ipertensione, le ferite, gli attacchi di cuore, le emicranie e l'ansia. Altri studi erano svolti su acqua, enzimi, batteri, funghi, lieviti, globuli rossi, cellule cancerose, cellule dei centri automatici del cuore, semi, piante, alghe, larve di farfalla, topi e pulcini; tra i processi che venivano influenzati c'erano l'attività degli enzimi, la crescita dei globuli bianchi leucemici, l'eccitabilità delle cellule dei centri cardiaci automatici, la cicatrizzazione delle ferite, la dimensione dei gozzi e dei tumori, il tempo di risveglio dall'anestesia, gli effetti del sistema nervoso autonomo come l'attività elettrodermica della pelle, l'emolisi dei globuli rossi e i livelli di etnoglobinali.   Straordinariamente, gli effetti della preghiera si registravano indipendentemente dalla distanza a cui si trovava la persona che pregava: un organismo poteva essere risanato sia vicino sia a distanza. Niente sembrava in grado di arrestare o bloccare la preghiera: gli effetti si registravano anche quando un 'oggetto' era posto in un contenitore ricoperto di piombo o in una gabbia che schermava tutte le forme conosciute di energia elettromagnetica. Questi esperimenti mi ponevano un altro problema: come potevo conciliare le prove che sembravano mostrare l'efficacia della preghiera con la mia attività fondata sulle direttive della scienza?A poco a poco decisi che non usare la preghiera con i miei pazienti sarebbe stato come negare loro deliberatamente un farmaco potente o una procedura chirurgica. Sentivo che dovevo essere fedele alle tradizioni scientifiche della medicina, il che significava andare fino in fondo ai dati scientifici e non girare intorno ad essi, anche se questo poteva crearmi disagio o sconvolgere le mie convinzioni. Non potevo ignorare le prove dell'efficacia della preghiera senza sentirmi un traditore della scienza. Così, dopo aver riflettuto per molti mesi, conclusi che avrei pregato per i miei pazienti, ma mi chiedevo come. Non potevo pregare come avevo imparato da bambino e le vecchie immagini di preghiera erano disperatamente insoddisfacenti, legate alla figura di un anziano predicatore di razza bianca, dalla lunga barba e vestito di paramenti. Avevo pregato recitando all'Onnipotente, ossessivamente e senza gioia, un lungo elenco di persone che ritenevo bisognose e preoccupandomi di specificare tutte le conseguenze desiderate. Avevo creduto che questo fosse 'il modo di pregare', ma ora non mi sembrava giusto, perciò inventai una preghiera rituale adattata alle mie attuali inclinazioni e convinzioni spirituali. Ogni mattina andavo nel mio studio più presto del solito, cerimoniosamente accendevo l'incenso ed entravo in uno stato d'animo devoto e meditativo.
    December 04

    Il potere curativo della preghiera_seconda parte

    Da bambino non ho mai dubitato della verità di quello che ascoltavo; prendevo tutto questo seriamente. A quattordici anni ero pianista per la piccolissima chiesa e partecipavo con zelo agli "incontri di preghiera per i giovani". A sedici anni suonavo il piano in un quartetto itinerante che suonava musica religiosa e anche per un predicatore evangelico conosciuto in tutto lo Stato per la sua ardente scrupolosità. Avevo pensato di diventare ministro del culto all'Università Baylor, la scuola battista più grande del mondo, ma all'ultimo momento modificai i miei progetti. Mio fratello gemello fortunatamente era rimasto indifferente a tutto questo fervore religioso e quando venne il momento di lasciare la fattoria per frequentare l'università, mi convinse che era più saggio iscriversi all'Università del Texas, ad Austin. Oggi posso dire che c'erano forti indizi che questa fosse la scelta giusta: la precaria chiesa-capannone aveva cominciato a inclinarsi verso sud, come a indicare la via verso Austin; la tenda del culto stava crollando; il quartetto di musica religiosa si era sciolto e il predicatore evangelico era morto in un incidente aereo.Durante gli anni universitari abbandonai man mano l'atteggiamento religioso. Per i fondamentalisti protestanti il materialismo scientifico era sempre stato un problema e io non facevo eccezione. Inaridito dalla sua influenza e aiutato dalla scoperta del pensiero di Bertrand Russel, di Aldous Huxley e di altri giganti intellettuali, il mio fervore religioso si appassì come un campo di cotone del Texas centrale nel mese di settembre. Diventai agnostico.   Frequentai la facoltà di Medicina, poi feci il servizio militare in un battaglione medico in Vietnam. Quando finalmente terminai il mio tirocinio in Medicina Interna e cominciai la professione privata, avevo iniziato a riconsiderare le mie radici spirituali. In questo processo ebbe un posto importante la scoperta, durante la facoltà di Medicina, delle filosofie orientali, particolarmente del buddhismo e del taoismo. Lessi ampiamente e insaziabilmente i lavori dei mistici orientali e dei commentatori occidentali e fui piacevolmente sorpreso di scoprire che il nucleo dei loro insegnamenti non era solo orientale, ma universale e compariva anche nelle dottrine esoteriche delle principali tradizioni spirituali occidentali. Scoprii che il misticismo occidentale era stato spesso vibrante proprio come quello orientale, anche se non altrettanto noto. Sentivo il bisogno di una pratica, oltre che di una filosofia, perciò cominciai a meditare anche se allora, nel Texas, era piuttosto difficile. Diversamente da ora, c'erano pochi maestri di meditazione o guru e `meditazione' era ancora una parola che non si poteva pronunciare, ma erano stati pubblicati alcuni saggi sulle tecniche di meditazione e io misi in pratica le loro istruzioni. Con immensa difficoltà e fatica, poco a poco adottai una filosofia spirituale eclettica, che mi soddisfaceva più di qualsiasi altra cosa cui ero stato educato.Ciò nonostante, i dati sperimentali sulla preghiera che avevo scoperto mi colsero alla sprovvista e proprio non desideravo prenderli in considerazione. La meditazione era accettabile, ma l'idea di 'parlare a Dio' nella preghiera era una reminiscenza del protestantesimo fondamentalista che mi pareva di aver seppellito.
    December 03

    Il potere curativo della preghiera

    Pochi anni fa scoprii con sorpresa uno studio scientifico che sosteneva con forza il potere della preghiera nel processo di guarigione dalle malattie. Non avevo mai saputo di esperimenti di questo tipo, perciò pensai che questo fosse l'unico studio compiuto sull'argomento. Ma era così? Per non lasciare la questione in sospeso, cominciai a cercare nella letteratura scientifica altre prove dell'efficacia della preghiera. Ne trovai una quantità enorme: più di cento esperimenti che rispettavano criteri di "buona scienza", molti condotti in condizioni sperimentali rigorose, più della metà dei quali dimostravano che la preghiera produce cambiamenti significativi in vari esseri viventi.Ero stupito. Avevo cominciato la mia ricerca credendo che si sarebbe conclusa subito. Dopo tutto, se esistevano le prove scientifiche degli effetti risanatori della preghiera, sicuramente i medici di formazione scientifica avrebbero dovuto conoscerle. Arrivai a capire la verità di ciò che hanno scritto molti storici della scienza: un corpo di conoscenze che non si accorda con le idee dominanti può essere ignorato come se non esistesse, indipendentemente dalla sua validità scientifica. Gli scienziati, compresi i medici, possono avere macchie scure nel loro campo visivo e il potere della preghiera sembra esserne un esempio.   Allora mi si pose una questione che mi faceva sentire molto a disagio: «Che cosa devo fare personalmente di questa informazione? Devo ignorarla o permetterle di modificare la mia pratica medica?» Queste incertezze si concentravano in una sola domanda che mi tornava continuamente in mente: «Devo pregare per i miei pazienti?»  Per molti anni avevo ignorato la preghiera; la consideravo un accessorio che non poteva essere accostato ai farmaci e alla chirurgia. In effetti, convinto di essere un medico scientifico, avevo cercato di evitare che gli aspetti spirituali o religiosi della vita interferissero con i problemi sanitari.   Ero cresciuto in un mondo che non c'è più, il mondo dei coltivatori di cotone del Texas centrale. La preghiera e la religione protestante erano diffuse in queste desolate praterie e, con poche eccezioni, influenzavano i loro abitanti. La chiesa del paese, un capannone posto a uno sperduto incrocio fra i campi di cotone, era il centro attorno al quale si svolgeva la vita. Di fianco ad essa c'era la "tenda del culto", una struttura con il tetto di assi, usata nelle umide e soffocanti estati per i riti religiosi all'aria aperta.La gente si radunava nelle sere di domenica e mercoledì per cantare, pregare, testimoniare e ascoltare il predicatore, solitamente un giovane che studiava come ministro del culto all'Università Baylor che aveva la sede vicino a Waco, e i cui sermoni contenevano orrende e terrificanti descrizioni del fuoco dell'inferno, della dannazione e della punizione eterna (i sermoni sul paradiso erano rari).            continua......................
    November 24

    Articolo comparso su Avvenire del 23 Novembre 2008

    Da nove anni in coma vigile,
    è accudita dai genitori Faustino e Giovanna.
    Il dramma dopo una gravidanza:
    lei colpita da embolia e la bambina morta.
    Contro il parere di tutti, Papà e Mamma  la riportano a Casa.
    Ora riesce a deglutire ed è nutrita per bocca.
    Un fatto impensabile per gli stessi medici.

    E’ vero,
    l’amore può fare miracoli.
    Per averne una prova,
    basta entrare nella casa di Faustino e Giovanna Quaresmini a Nova Milanese.
    Qui l’amore lo si respira.
    Qui l’amore ha un nome: Moira, la figlia di 39 anni,
    da nove anni in coma vigile,
    una sindrome nota anche come stato vegetativo persistente.
    E’ accudita dai genitori, aiutati dagli operatori dell’Asl per l’assistenza igienico-sanitaria e fisioterapica.
    Moira fino al 12 gennaio del 2000 era una bella ragazza felicemente sposata
    e con un negozio di parrucchiera a Senago.
    Era al nono mese di gravidanza. 
    La visita ginecologica effettuata lo stesso giorno era stata rassicurante.
    Quella notte, però, perde le acque
    e a causa di un’embolia amniotica entra in coma.
    In ospedale  viene sottoposta al taglio cesareo.
    Nasce una bambina di 4 chili, Asia, che, purtroppo,
    muore pochi minuti dopo.
    La mamma resta in terapia intensiva  prima all’ospedale di Desio,
    poi di Seregno e quindi di Erba.
    Ovunque i medici sono concordi: solo un miracolo potrà salvarla!
    I genitori vogliono credere al miracolo e,
    contro il parere di tutti, 
    portano Moira a casa propria.
    Il papà Faustino, che di professione faceva il capomastro, 
    ristruttura la casa a misura di Moira:
    “La nostra casa – dice Faustino Quaresmini, di 67 anni  –
    i primi due anni sembrava un ospedale.
    In casa è stata perfino operata per un’infezione
    causata dal cibo fuoriuscito dalla PEG
    (Gastrostomia Endoscopica Percutanea)”. 
    Superato il problema della PEG, ecco presentarsene un altro.
    Moira inconsapevolmente si morde la bocca, procurandosi ferite e infezioni. 
    Si rende necessario il ricovero in ospedale.
    “Acconsentire che le venissero asportati tutti i denti,
    è stata una decisione molto sofferta -
    dice la mamma Giovanna Melon, di 60 anni  -
    Dopo questo intervento, però, 
    abbiamo potuto iniziare a porgerle dei cucchiaini con acqua o succo di frutta.
    Ma quante ore, anzi quanti giorni ho impiegato”. 
    Ora Moira, cosa impensabile per gli stessi medici,
    riesce a deglutire e a essere nutrita per bocca.
    E in nostra presenza, Giovanna appoggia sulle labbra
    della figlia il cucchiaino con il succo di frutta.
    Moira deglutisce lentamente il liquido.
    E così di seguito.
    Al termine la mamma stampa un ennesimo bacione sul viso della figlia.
    Moira sorride. Un sorriso appena accennato.
    Ma è un sorriso.
    “La prima volta che mi ha sorriso quattro anni fa– racconta Giovanna –
     mi sembrava di sognare. Mi dicevano che ero fissata.
    Ho parlato con il medico, che mi ha rassicurata.
    Sì, sorride e riconosce le voci.
    Di una cosa sono certa: se fosse stata in una struttura ospedaliera
    Moira non avrebbe raggiunto questi risultati,
    e non sarebbe riuscita a nutrirsi senza sondino.
    Sì, il sondino lo porta ancora, ma solo per l’idratazione”.
    Moira è alimentata dall’amore di tutta la famiglia.
    Con lei c’è sempre qualcuno:
    la nonna Rosa di 88 anni,
    il fratello Luigi e il nipotino Luca.
    E soprattutto i genitori: Giovanna e Faustino
    sono l’emblema della gioia. I loro visi sono sempre radiosi.
    Visi di chi, pur nella fatica di ogni giorno,
    ha saputo amare e accettare la malattia della figlia: 
    “Noi siamo felici di non aver ascoltato i medici – dice Faustino –
    e di aver voluto assistere Moira anche se in stato vegetativo in casa nostra.
    Non siamo degli eroi. Siamo solo dei genitori.
    E un genitore non può abbandonare la propria creatura.
    Nostra figlia ha lo stesso quadro clinico di Eluana Englaro,
    con la sola differenza che Moira è curata in casa da noi genitori.
    Moira, pur nelle sue condizioni, è viva e sono convinto che ci sente.  
    "Siamo felici di aver voluto assisterla da noi, anche se in stato vegetativo.
    Non siamo eroi, solo genitori.
    E un genitore non può abbandonare la propria creatura..."
    Ma come potrei in coscienza sospendere l’alimentazione?
    E’ impensabile.
    Vorrei invitare tutti coloro che hanno un famigliare
    in coma vigile a non lasciarlo in ospedale,
    ma ad assisterlo nella propria casa,
    perché l’amore può fare quei miracoli che la scienza non può fare”.
    “Adesso – aggiunge la moglie Giovanna –
    non ci sembra vero,
    ma quanto abbiamo sofferto!
    Io e Faustino non frequentavamo molto la chiesa.
    Abbiamo iniziato ad entrare in chiesa negli ospedali di Desio e di Seregno.
    Un grande aiuto ci è stato dato dai cappellani e dagli amici di Radio Mater di Erba.
    Mentre ascoltavamo casualmente la trasmissione
    “A cuore aperto”, mio marito osservava:
    vedi Giovanna, non siamo i soli ad avere certi problemi.
    E così abbiamo iniziato a riprendere fiducia e a pregare molto.
    Quando ci è possibile, ci rechiamo a Erba, a trovare gli amici di Radio Mater,
    e portiamo anche Moira”.
    Giovanna e Faustino non si sono arresi all’idea di tenere Moira sempre relegata in casa.
    Hanno acquistato un pulmino predisposto per il trasporto degli allettati
    e tra la meraviglia di tutti portano Moira in chiesa e anche al mare, a Borghetto, con l’Unitalsi.